“Il Dono della Paura”: dal libro al Krav Maga passando per le t-shirts

di Dino Silvestri, Oplon Academy Instructor

Recentemente ho avuto il piacere di leggere un libro di Gavin De Becker intitolato “Il Dono della Paura”.

In questo cammino un po’ thriller avevo sempre due immagini: il Krav Maga inteso come sistema e le t-shirts No Fear. Brevemente alcuni pensieri.

Il libro apre degli scenari della mente che spesso non valutiamo o peggio li consideriamo fuorvianti. Ci porta ad una rilettura del proprio essere e del proprio agire in relazione alla paura per l’incertezza e il “non conosciuto”. La strada percorsa ci confonderà e mano mano troveremo nella paura un dono che può salvarci la vita.

Il concetto sul quale viene posto l’accento è: ascolta il tuo istinto. Naturalmente bisogna essere nelle condizioni ottimali per farlo e non guidati da paranoia o all’interno di un contesto in cui la paura è una costante. Dovremmo riconoscere la paura e trattarla per quello che è: un istinto di sopravvivenza.

Vediamo ad esempio l’intuizione degli animali e degli uomini. Quella dell’uomo è in linea teorica superiore poiché aggiunge alle esperienze una componente extra non presente nel mondo animale: il giudizio, la logica.

Ma per lo stesso motivo, l’uomo è portato a farsi guidare solo dalla razionalità offuscando la percezione e l’intuizione. Nessun animale invece in situazioni di paura utilizzerebbe la sua energia mentale per sostenere che probabilmente non c’è nulla da temere. Nessun animale inizierebbe a fare tesi o analizzare contesti sociali per valutare cosa sia corretto o meno fare in quel momento.

Tra persone ci si preoccupa più del giudizio altrui che del potere di una delle nostre risorse più interne e potenti: l’istinto. L’uomo al contrario di tutte le altre creature in natura sceglie di non esplorare ed anche di ignorare i segnali di sopravvivenza dando più peso alla opportunità di essere gentili, “politically correct” o, ancora peggio, accomodanti, anche quanto questi segnali sono diversi, in sequenza e palesi.

Tornare a “sentire”, riuscire ad “interiorizzare” la paura rende possibile riconoscere un attacco o un’aggressione prima che questa avvenga. La paura, utilizzata come strumento di difesa, diventa così un sistema di “scanning” altamente efficace che riesce ad intercettare quel “quid” non coerente con il contesto in un dato momento e la velocità di processare queste informazioni è più veloce di quanto il cervello possa fare per razionalizzarle.

Un altro punto: la violenza è sempre una scelta fatta tra le varie opzioni che noi possiamo immaginare. De Becker sostiene che se si è capaci di immaginare una violenza, anche chi vuole realmente farla può prima immaginarla. Ecco il motivo per cui bisogna lavorare sulla prevenzione e sulla predizione. Ci sono infatti e vengono indicati nel testo, una serie di “indicatori previsionali” che letti a sistema possono darci informazioni davvero utili.

Predire una violenza si basa infatti su pochi dettagli ma anche la più semplice aggressione da strada è preceduta da un processo di selezione della vittima. Gli strumenti di persuasione utilizzati dall’aggressore vengono descritti all’interno del libro in maniera molto dettagliata e consentono di “intuire” cosa sta per succedere.

L’aggressore studia la vittima e cerca il “tipo” e il soggetto “influenzabile”.  Diventare meno “appetibili” è allora un primo passo per abbassare le probabilità di un’aggressione.

De Becker ci spiega come la paura è sempre intorno a noi ma questo non deve costringerci a vivere in un costante atteggiamento vigile altrimenti la nostra intuizione ne viene condizionata negativamente e non riusciremmo ad individuare le cose veramente pericolose. Naturalmente con questo non si vuole dire non essere vigilanti, ma di non essere ossessi dal controllo e iper-attenzione che celerebbe i segnali premonitori.

Un passo molto significativo è il seguente: “quando accetti i segnali di sopravvivenza come segnali di benvenuto e velocemente valuti l’ambiente circostante o la situazione, la paura si ferma in un istante. Quindi, credere nell’intuizione è l’esatto contrario di vivere nella paura”…La vera paura è un segnale di sopravvivenza che si attiva solo in presenza di un pericolo…”.

De Decker indica due semplici regole per la paura che se accettate possono aumentarne l’uso, ridurne la frequenza e trasformare la propria esperienza di vita:

  1. Il solo fatto che si ha paura di qualche cosa è una prova molto forte che non sta accadendo;
  2. Quello di cui si ha paura raramente coincide con quello di cui si pensa di aver paura. E’ quello che si lega e si correla alla paura.

Sulla prima regola: quante volte nel letto si pensa a cosa potrebbe succedere se qualcuno fosse in piedi a fianco del nostro letto con una pistola. Il pensiero rispecchia in maniera precisa il proprio bisogno di sapere che la cosa di cui ci si preoccupa non sta succedendo.

Sulla seconda regola: se immaginiamo per esempio di andare a parlare davanti a 500 persone, la paura non è solo o giusto l’imbarazzo, ma è legato e correlato alla paura di essere percepiti come incompetenti e lo stesso è correlato alla paura di perdere il lavoro, perdere la casa, perdere la famiglia ed in poche parole la propria vita.

Nella pratica del Krav Maga sappiamo quanto è importante riuscire ad anticipare un’aggressione e credo che la lettura di questo testo possa essere parte integrante della “difesa personale” nel senso più ampio del termine. La strategia migliore è sempre quella di “non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”.

Mi permetto di consigliare questo libro a tutti, soprattutto a chi si sente più indifeso. Poi, per attivare un circolo virtuoso, fate lo stesso: capiamo cos’è davvero la paura e difendiamo la nostra vita.